Heygiò #56 - 8 giornalisti su 10 sono poveri

HEYGIÒ - 5 TOP TREND NEWS SUL GIORNALISMO CHE TI SEI PERSO QUESTA SETTIMANA

tempo stimato di lettura: 5 min. e 9 sec.

Heygiò seleziona 5 articoli + 1 video da fonti italiane e internazionali.
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  1. Il falso dato sulle denunce di violenza sessuale a Firenze

  2. Otto giornalisti su dieci sotto la soglia della povertà

  3. Meglio i blog e i motori di ricerca che i giornalisti di carta stampata, radio e TV

  4. L’indignazione avvelena il buon dibattito

  5. Dove sono finite le sfigate?

  6. (Video) Due iphone, uno filma e l'altro registra


«Una sola raccomandazione, non leggete i giornali. Nella mia città da sindaco facevo questa raccomandazione: anziché leggere giornalacci, compratevi una zeppola, un babà, una pastiera. Evitate di intossicarvi il fegato ed evitate di leggere bestialità». (Il Mattino)
— Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania

Heygio
Il falso dato sulle denunce di violenza sessuale a Firenze

Il dato per cui a Firenze ogni anno ci sono 150-200 denunce per violenza sessuale, il 90% delle quali si rivelano poi infondate non ha trovato alcun riscontro. Eppure lo scivolone è stato generale.

Negli articoli che hanno coperto la vicenda del presunto stupro dei carabinieri a danno delle turiste americane quei numeri sono stati ripresi da Stampa, Secolo XIX, Il Messaggero, Il Mattino. Anche il Corriere della Sera ha scritto di “centinaia di denunce per stupro che poi si rivelano totalmente infondate”.

Non è il primo e non sarà l’ultimo scivolone.

Non sappiamo come sia andata ma sappiamo che nelle nostre redazioni sempre più su un piatto della bilancia c’è la velocità dell’informazione e sull’altro ci sono la sua accuratezza, le buone pratiche, la verifica delle fonti.

Varrebbe forse la pena di rivedere con i nostri editori quell’equilibrio.
Quanto valore ha la credibilità di quello che scriviamo? Quanto ne attribuisce il lettore? Come investiamo le nostre risorse e il nostro tempo? Al di là di questioni etiche e deontologiche si tratta di scelte che hanno a che fare con la qualità del prodotto che vendiamo, con la sostenibilità sul mercato dei nostri giornali e dei nostri posti di lavoro. 

E comunque. Che cosa facciamo quando sbagliamo?
Speriamo che nessuno se ne accorga oppure ammettiamo in maniera trasparente l’errore?
In un tempo in cui la rete - nostro malgrado, grazie a Dio- insieme alle bufale fa circolare molto più facilmente anche la scoperta delle bufale stesse, certi atteggiamenti dell’altro ieri (tacere, se potevamo, o nascondere le rettifiche in qualche trafiletto o a fondo pagina) oggi fanno tenerezza.

Possiamo fare una cosa.
Prendere atto che il mito della nostra infallibilità è già miseramente naufragato (vedi anche sotto) e che sbagliano anche la CNN, il Times, il Guardian.
E mentre cerchiamo di non sbagliare possiamo provare a ricostruire la fiducia dei lettori partendo dall’ammissione degli errori.


Stipendi
Situazione devastante, otto giornalisti su dieci sotto la soglia della povertà

“La situazione dell’editoria è devastante, con la chiusura di nuove redazioni: ormai il 65% degli iscritti è precario o disoccupato. Otto su dieci hanno un reddito intorno ai 10 mila euro, quindi sotto la soglia di povertà”.

Sono parole di Nicola Marini, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.


 E' ripreso  il processo  ai lavoratori del quotidiano turco Cumhuriyet. A luglio il tribunale aveva concesso la libertà condizionata a sette degli undici imputati in detenzione cautelare. Sono accusati di aver sostenuto il terrorismo, di avere legami con il Pkk curdo e con Feto, il movimento legato a Fethullah Gulen al quale le autorità di Ankara addebitano la responsabilità del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016. Rischiano fino a 43 anni di carcere.

E' ripreso il processo ai lavoratori del quotidiano turco Cumhuriyet. A luglio il tribunale aveva concesso la libertà condizionata a sette degli undici imputati in detenzione cautelare.
Sono accusati di aver sostenuto il terrorismo, di avere legami con il Pkk curdo e con Feto, il movimento legato a Fethullah Gulen al quale le autorità di Ankara addebitano la responsabilità del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016. Rischiano fino a 43 anni di carcere.


Lettori
Meglio i blog e i motori di ricerca che i giornalisti di carta stampata, radio e TV

Meno del 5% degli intervistati dichiara di avere molta fiducia nei media tradizionali.
Questa percentuale sale al 12% quando le notizie arrivano dalla rete ed in generale gli intervistati dichiarano di credere più a blog e motori di ricerca (62%) che ai giornalisti di carta stampata, radio e TV (48%).

L’edizione 2017 del report dell’Osservatorio NEWS-ITALIA si focalizza sulle fake news e registra che la metà degli intervistati dichiara di incontrare spesso notizie false o parzialmente false in rete con una diffusa consapevolezza circa la confusione che queste notizie contribuiscono a creare fra gli italiani. 

“Un quadro caratterizzato da una diffusa sfiducia nella capacità del sistema dei media tradizionali di informare in modo completo, accurato ed equilibrato. Questa sfiducia spinge gli intervistati a cercare, nonostante la consapevolezza delle possibili insidie, l’informazione attraverso canali digitali che, consentendo al consumatore di giocare un ruolo più attivo, promettono di poter diventare gatekeeper di se stessi”.


Va così
L’indignazione avvelena il buon dibattito

Parrebbe che non sappiamo appassionarci a una questione senza indignarci: senza cioè parlare del nemico e della sua malafede.

E pensare che il tema di un sano dibattito è (dovrebbe essere) l’argomento sul tappeto e non le persone che vi partecipano. Si può criticare il ragionamento dell’avversario e mai l’avversario personalmente. E nemmeno le motivazioni per cui un avversario sostiene quello che sostiene. Non si può nemmeno affermare che l’avversario sia in malafede.

In epoca di fake news, di scannamenti scomposti in tv e sui social network le parentesi sono d’obbligo.

Il Domenicale approfondisce il tema del buon dibattito per mostrare quanto alcune regole riconosciute e studiate (da Spinoza a Umberto Eco) siano del tutto disattese - probabilmente proprio a causa della passione più diffusa in politica, non solo in Italia: l’indignazione.

Ne va di mezzo tra l'altro il modo con cui moderiamo i dibattiti in tv e la chiarezza di una discussione infarcita di attacchi personali assai più che di argomenti. Dall'altra parte dello schermo, chi ci capisce è bravo.


  Come  Don Hewitt inventò "60 minutes" è cambio il giornalismo per sempre. (in inglese)

Come Don Hewitt inventò "60 minutes" è cambio il giornalismo per sempre. (in inglese)


Tech
Snapchat piattaforma per i giornali universitari

Anche Snapchat, come tutti i social network, è molto interessata ai giornali, grandi e piccoli. Dopo essere venuta a patti con Cnn e New York Times per mostrare sulla piattaforma i loro contenuti, Snapchat mostrerà anche gli articoli, i video e le storie dei giornali studenteschi

I primi giornali interessati sono The Daily Californian di UC Berkeley, The Battalion di Texas A&M, The Daily Orange di Syracuse e The Badger Herald dal Wisconsin.

Le storie saranno fruibili solo agli utenti localizzati negli spazi universitari.
I ricavi della pubblicità venduta su questi canali saranno divisi tra i giornali universitari e Snapchat.


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Menabò
Dove sono finite le sfigate?

Ma dove sono andate a finire le donne sperdute, goffe, perdenti, tradite e traditore, incasinate, impasticcate, grasse, impanicate, esodate, pessime cuoche, brutte, squattrinate, multisessuali, frigide, poligame, lesbiche, atee, single, autoironiche, fataliste, spiritose, intelligenti, nere o migranti? In poche parole: le donne vere, quelle in carne e ossa che si incontrano in strada, al bar, dal dentista, in coda all’INPS?

Sui giornali se ne vedono poche.


Mobile journalism
(video) Due iPhone, uno filma e l'altro registra

Camic è un'applicazione per la creazione di video a distanza che consente di fare video senza perdere la qualità del suono entro un raggio di 50 metri tra un cameraman e un giornalista.

Si presenta così l'applicazione che trasforma due iPhone in unità di registrazione video senza soluzione di continuità. Un dispositivo funziona come microfono e un altro come telecamera. Video e audio vengono sincronizzati istantaneamente tramite Bluetooth e il file video diventa disponibile per la riproduzione sul dispositivo della device che riprende.