Heygiò #55 - Eduardo Fake

HEYGIÒ - 5 TOP TREND NEWS SUL GIORNALISMO CHE TI SEI PERSO QUESTA SETTIMANA

tempo stimato di lettura: 4 min. e 51 sec.

Heygiò seleziona 5 articoli + 1 video da fonti italiane e internazionali.
Ricevi questa email se ti sei iscritto a Heygio


  1. Eduardo Fake

  2. Giornalisti espulsi

  3. Se chiude anche il museo

  4. Ma perseverare è diabolico

  5. Toglietegli il vino

  6. (Video) La brutta fine di Kim


Raccontare storie libera le persone dalle narrazioni di cui non vogliono fare parte. In qualche modo è il più duro lavoro scientifico che esista. Non puoi cambiare qualcosa di politico fino a che non arrivi al cuore culturale di quello che è. L’immigrazione in questo Paese è una delle questioni più politicizzate e non cambierà mai finché non cambieremo il modo in cui le persone ne parlano.
— José Antonio Vargas, Premio Pulitzer

Schermata 2017-09-06 alle 15.46.57.png

Heygiò
Eduardo Fake

120.000 seguaci su Intagram hanno fatto di Eduardo Martins un fotografo di guerra famoso e pubblicato su The Wall Street Journal, Le Monde, The Telegraph.

Recount Magazine ha pubblicato una sua intervista, l’edizione brasiliana di Vice ha dedicato ampio spazio a un suo lavoro e importanti agenzie come NurPhoto hanno distribuito le sue immagini. Una galleria di San Paolo in Brasile aveva da tempo pianificato una sua mostra.

Se non fosse stato per quella dichiarazione (“Lavoro per le Nazione Unite nei campi profughi”) e per la perizia di una giornalista della BBC, la carriera del 32enne fotografo e documentarista brasiliano "focalizzato sui problemi sociali nel mondo" si sarebbe ancora sviluppata.

La giornalista non ha trovato nessuno che lo abbia mai incontrato. Si è scoperto che Martins aveva relazioni, ma solo attraverso la rete, con sei donne, che usava da intermediarie. Nessuno che abbia mai conosciuto davvero la sua faccia, alle Nazioni Unite o nelle ong dei luoghi ritratti, dalla Siria all'Iraq.

Mentre il sospetto sull’autenticità di quelle immagini cresceva Martins ha scritto sui suoi social ancora una volta. “Sono in Australia, ho preso la decisione di starmene un anno a girare il mondo. Cancello tutto, internet e Instagram compresi”. Buio.

Chi è dunque questo fotografo impostore?

Molti editor stanno cercando di trovare la fonte di quelle foto che la BBC non trasmette “per paura che si violi qualche copyright”.

Almeno alcuni dei lavori che si è attribuito non sono suoi. 
Sono stati rubati al fotografo americano Daniel C. Britt e ripubblicati dopo averli modificati e specchiati per rendere difficile la ricerca inversa delle immagini.
Martins aveva inoltre un accorgimento. Quando allegava le sue immagini agli editor nei suoi pitch via email lasciava sulle foto le etichette delle prestigiose testate che lo avevano pubblicato. 


World
Giornalisti espulsi

Due giornalisti spagnoli, Antonio Pampliega e Manuel Angel Sastre, sono stati espulsi dai servizi segreti ucraini per i loro articoli “anti Ucraina”. I due freelance stavano coprendo il conflitto nell’est del Paese e già nel 2015 erano finiti in una black list con altre 400 persone per essere rimossi solo in seguito alle proteste del governo spagnolo.


 E il momento in cui l’attentatore Mevlut Mert Altintas ha appena sparato all’ambasciatore russo in Turchia, il 19 dicembre 2016, in una galleria d’arte di Ankara. Lo scatto è di Burhan Ozbilici, fotografo e giornalista dell’agenzia Associated Press,  vincitore del “World Press Photo 2017”. La fotografia è in  mostra , insieme ad altri 150 immagini selezionate dal noto contest, a Palermo, Palazzo Bonocore.

E il momento in cui l’attentatore Mevlut Mert Altintas ha appena sparato all’ambasciatore russo in Turchia, il 19 dicembre 2016, in una galleria d’arte di Ankara. Lo scatto è di Burhan Ozbilici, fotografo e giornalista dell’agenzia Associated Press,  vincitore del “World Press Photo 2017”. La fotografia è in mostra, insieme ad altri 150 immagini selezionate dal noto contest, a Palermo, Palazzo Bonocore.


Mala tempora
Se chiude anche il museo

Il Newseum di Washington, il più importante museo sul giornalismo americano, è di nuovo in difficoltà.
Era nato nel 1997 ed era passato alla sua attuale sede dieci anni dopo. Nel 2013 aveva già licenziato 32 dei suoi 152 impiegati e circa 90 lavoratori part-time.
Lunedì scorso il direttore Jeffrey Herbst si è dimesso e la società proprietaria sta valutando quello che si può fare con l’edificio che ospita il museo.


Startup
Ma perseverare è diabiolico

Malgrado i casi di successo come Buzzfeed, Mediapart e Project R, le startup giornalistiche, contrariamente alle aspettative, non paiono essere un rimedio ai problemi del giornalismo. E’ la conclusione di uno studio pubblicato da Springer che ha analizzato lo stato di salute di 15 startup mediatiche in Germania. L’innovazione sarebbe soltanto parziale e di noterebbero alcuni problemi.

  1. I fondatori sottovalutano spesso il "duplice ruolo". Non sono solo più redattori ma devono anche essere manager di una azienda a tutti gli effetti. Continuare a considerare in maniera separata i processi giornalistici e quelli economici è un limite.
  2. Ci si affida alla vendita mentre i profitti da vendita di contenuti sono ormai del tutto marginali nel mercato digitale: solo per temi di nicchia in community specifiche o per millennial interessati a specifiche carriere professionali si trova una disponibilità a pagare.
  3. Le competenze impiegate nelle nuove aziende arrivano spesso solo da percorsi giornalistici mentre dove c’è un successo si ha la commistione con figure esotiche rispetto al mondo del giornalismo.

Funny
Toglietegli il vino

 Il Prosecco provoca buchi nei denti, lacera lo smalto e li fa uscire dalle gengive. Sulla fake news stavolta sono scivolate anche testate autorevoli come il Guardian (che titolava “Salva i tuoi denti e sei altre ragioni per abbandonare il Prosecco”).

E’ vero, la notizia è diventata virale ma, archiviata subito come “una panzana” dal governatore del Veneto Luca Zaia, è stata subito taggata come "fakenews" su twitter e ha fatto al massimo sorridere negli ambienti del vino.

Quello che non ci deve sfuggire è però il contesto in cui è maturata: il successo inarrestabile del Prosecco in Gran Bretagna (secondo Coldiretti il primo mercato mondiale -di 500 milioni di bottiglie di Prosecco prodotte all’anno 40 milioni vanno agli inglesi-), la Brexit, i concorrenti inglesi del Prosecco, distributori di Champagne e produttori di altre bollicine indigene.


Schermata 2017-09-06 alle 15.06.14.png

(Video)
La brutta fine di Kim

Un corpo senza testa, che galleggia a pochi passi dalla spiaggia di Copenaghen.

Gli esami del DNA hanno rivelato che quel tronco senza testa, né braccia né gambe, appartiene alla giornalista Kim Wall, scomparsa mentre realizzava un reportage a bordo di un sottomarino, creato dall’inventore danese Peter Madsen.

Sull’imprenditore quarantaseienne, già arrestato per omicidio colposo, convergono i maggiori sospetti: la testa, le braccia e le gambe sono stati deliberatamente staccati, spiegano gli inquirenti, e per assicurarsi che il corpo non venisse a galla, i resti erano stati agganciati a pezzi di metallo.