Issue #37: il decalogo di Facebook per riconoscere le notizie false e le altre trend news

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  1. Da Facebook un decalogo per riconoscere le notizie false
  2. La guerra di Trump al giornalismo
  3. Il fondatore di Ebay dà 100 milioni di dollari per incrementare il giornalismo e la lotta alle espressioni di odio
  4. Società tecnologiche o editori? I confini vanno chiariti
  5. Come New York Times, CNN e Huffington Post pubblicano i contenuti sulle varie piattaforme
  6. (video) Il giornalismo in crisi? Risponde il Premio Pulitzer Serge Schmemann

Google, Facebook e le altre non possono mascherarsi come imprese tecnologiche, in particolare quando vendono pubblicità
— Martin Sorrell

Italia
Da Facebook un decalogo per riconoscere le notizie false
Da Perugia, dove si è appena aperto il Festival Internazionale del Giornalismo, arriva un segno di impegno contro la diffusione delle bufale: per tre giorni, a partire da domani, in 14 Paesi Facebook mostrerà una guida per individuare le fake news e (si spera) non condividerle.“Facebook non guadagna dalle notizie false”, spiega Campbell Brown, responsabile News partnership del social network. “A guadagnarci sono quelli che le pubblicano, attraverso la pubblicità”. Così la strategia è semplice: ridurre il traffico in arrivo ai siti, in modo che venga a mancare la ragione primaria per pubblicare notizie acchiappa-clic, quella economica. “Dalle nostre ricerche risulta che le fake news non vengono quasi mai pubblicate per questioni di opinioni o di politica - prosegue Brown - nella maggior parte dei casi c’è pochissimo testo, gli articoli contengono quasi soltanto annunci pubblicitari, perché è lì che si guadagna”. 
lastampa

(extra) “Lascio L’Unità sfiduciato dai miei giornalisti". Staino si dimette
dagospia

Trump
La guerra di Trump al giornalismo
I fatti che contraddicono la versione della realtà di Trump  vengono liquidati come “notizie false.” I giornalisti e le loro organizzazioni di notizie sono “patetici”, “molto disonesti”, "un mucchio di spazzatura. ” Trump non è, ovviamente, il primo presidente americano a lamentarsi  dei mezzi di informazione. Il presidente George W. Bush ha visto la stampa come elitaria. Obama ha cercato di escludere reporter di Fox News dalle interviste, vietato a molti funzionari di parlare con i giornalisti e, cosa più preoccupante, perseguito i delatori della sicurezza nazionale più di tutti i presidenti precedenti messi insieme.
latimes

News
Il fondatore di Ebay dà 100 milioni di dollari per incrementare il giornalismo e la lotta alle espressioni di odio
L’ente filantropico creato dal fondatore di eBay Pierre Omidyar contribuirà con 100 milioni di dollari per sostenere il giornalismo investigativo, combattere la disinformazione e contrastare espressioni di odio in tutto il mondo. Uno dei primi contributi, 4,5 milioni, andrà al Consorzio Internazionale di Investigative Journalists (ICIJ), il gruppo con sede a Washington che sta dietro ai Panama Papers dello scorso anno, che hanno scoperto le imprese off-shore e gli scopi illeciti perseguiti, come l'evasione fiscale.
washingtonpost

Analisi
Società tecnologiche o editori? I confini vanno chiariti.
In primo luogo c’è stato Facebook smascherato come la più grande repository del mondo di fake news, e ora abbiamo Google che combatte una battaglia di retroguardia e mette la pubblicità di aziende rispettabili accanto a squilibrati discorsi che istigano all’odio su YouTube. Gli inserzionisti, tra cui il Guardian e il governo britannico, stanno uscendo da Exchange di Google dopo aver scoperto i loro annunci accanto a video che, tra le altre cose, promuovono la supremazia dei bianchi americani e gli estremisti violenti.
Martin Sorrell, presidente della più grande agenzia pubblicitaria del mondo, WPP, commenta: “Abbiamo sempre detto che Google, Facebook e altri sono media e hanno le stesse responsabilità di qualsiasi altra società di media ... Non possono nascondersi come imprese tecnologiche, in particolare quando vendono pubblicità.”
theguardian

Newsroom
Come New York Times, CNN e Huffington Post pubblicano i contenuti sulle varie piattaforme
Uno studio di questa settimana da parte del Tow Center for Digital Journalism at Columbia University esamina come le piattaforme di distribuzione e i social network hanno cambiato il giornalismo. Una sezione particolare si occupa di come alcuni grandi media stanno scegliendo di pubblicare i contenuti appunto attraverso le piattaforme.
Il rapporto definisce due differenti tipi principali di contenuti: nativi e in network. Il contenuto nativo include entità come Snapchat Scopri e Storie, Facebook instant articles e Apple News. Questi formati vivono interamente all'interno delle piattaforme. I contenuti "in network", invece, sono i link al proprio sito. Lo studio ha esaminato 14 editori e ha scoperto che durante la settimana del 6 febbraio, hanno pubblicato 12.341 pezzi di contenuti "in network" e 11.481 pezzi di contenuto nativo.
niemanlab

(video) Il giornalismo in crisi? Risponde il Premio Pulitzer Serge Schmemann
"C’è una crisi del giornalismo televisivo e della carta stampata. In termini finanziari ma anche di contenuto e di lettori. Ma il giornalismo è stato in crisi molte volte prima. Non c’è nulla di nuovo nella crisi del giornalismo.
Le fake news sono quelle che le persone producono sapendo che sono false al fine di guadagnare. Le news sensazionali sono facili da produrre, diventano virali, e si possono fare soldi facendone molte".
youtube