Heygiò #40 Cosa è Mojo?

Heygiò - TOP TREND SUL GIORNALISMO QUESTA SETTIMANA

tempo stimato di lettura: 5min e 56 sec.

  1. Al lupo, al lupo. Report danneggia il buon giornalismo
  2. Se la Coca Cola finanzia il giornalismo scientifico
  3. The Guardian smette di pubblicare su Facebook’s Instant Articles e Apple News
  4. Il fondatore di Wikipedia lancia Wikitribune, un tentativo su vasta scala di combattere le fake news
  5. Mojo. Strumenti essenziali per il mobile journalism
  6. (Video) Quarto potere: un libro di Allotti sul giornalismo italiano

Heygiò seleziona 5 articoli + 1 video da fonti italiane e internazionali.
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Abbiamo condotto prove estese su Facebook Instant Articles e Apple News per valutare come si adattano ai nostri obiettivi editoriali e commerciali. Dopo aver valutato questi processi, abbiamo deciso di smettere di pubblicare in quei formati su entrambe le piattaforme.
— The Guardian

Heygiò
Al lupo, al lupo. Report danneggia il buon giornalismo
(…) Grande spazio a Yehuda Shoenfeld, le cui tesi sul legame tra vaccini e malattie autoimmuni non sono mai state dimostrate, anzi. Ma soprattutto, il peggiore errore, secondo me: quello di affiancare punti su cui si potrebbe, e si dovrebbe, seriamente discutere, come le modalità, l’efficacia o la trasparenza della farmacovigilanza in Italia, con bufale acclarate come quelle di Antonietta Gatti, la fisica “esperta di malattie misteriose”, moglie del farmacista Stefano Montanari, che da anni denunciano contro ogni evidenza scientifica la presenza di metalli pesanti pericolosi e “nanoparticelle inquinanti” nei vaccini, oltre che nei cibi. Per accertarlo, a pagamento, rivolgersi a Nanodiagnostics, il laboratorio di loro proprietà. Eppure, di questi clamorosi conflitti di interessi, l’autrice del servizio non sembra al corrente. Non conosce un personaggio tristemente famoso nell’ambiente, e non da ieri. E si lascia forse abbindolare.
Se Riccardo Iacona, a Presa Diretta, è riuscito a fare due capolavori di corretta informazione come le due puntate dedicate rispettivamente al caso Stamina e ai vaccini, è stato forse perché si è appoggiato alla consulenza di un giornalista scientifico preparato come Marco Piazza, per anni responsabile della comunicazione di Telethon. A volte, forse, vale la pena di appoggiarsi alle competenze altrui, quando ci si avventura in campi complessi di cui si sa poco, per cui è facile farsi trarre in inganno. Io, se mai dovessi scrivere di banche o di agricoltura, lo farei.
stradeonline

Mondo
Se la Coca Cola finanzia il giornalismo scientifico
Dalle compagnie petrolifere ai produttori di tabacco, i colossi dell’industria sanno come influenzare la ricerca scientifica, e il modo in cui viene raccontata al pubblico, passando inosservati. Lo attestano i periodici svelamenti di conflitti di interesse (e fondi impropriamente accolti) da parte di chi, nel gioco delle parti, dovrebbe garantire la trasparenza degli strumenti di verifica, nell’ambito dell’accademia e della scienza come in quello dell’informazione. L’ultima indagine sul tema vede nel mirino industria alimentare, università e stampa. A parlarne è un articolo pubblicato a inizio aprile dal British Medical Journal, che rileva l’ingerenza dell’industria a partire da un ciclo di tre conferenze organizzate nel 2014 dalla University of Colorado insieme alla National Press Foundation e finanziate, tra gli altri, dalla Coca Cola.
Secondo il giornalista che ha ricostruito la vicenda, Paul Thacker, i finanziamenti offerti dallo sponsor – e non esplicitamente dichiarati dagli enti organizzatori – sono stati usati per ottenere una copertura di informazione favorevole alle bevande zuccherate: le notizie emerse in seguito alla conferenza avrebbero enfatizzato l’importanza dell’esercizio fisico come strumento di prevenzione dell’obesità, mettendo in secondo piano il consumo di zuccheri che è invece fattore di rischio primario. La conclusione di Thacker è che le cifre a sei zeri offerte dalla Coca Cola per finanziare gli eventi sarebbero state più che compensate dal flusso di informazioni conseguente. 
torinomedica

Social
The Guardian smette di pubblicare su Facebook’s Instant Articles e Apple News
Gli editori non sono soddisfatti delle piattaforme commerciali che li tagliano fuori. Ora, il Guardian ha abbandonato Instant Articles di Facebook e non pubblicherà più i contenuti su Apple News. L'editore pubblicava tutto su Instant Articles, eseguendo ogni singolo articolo. E 'stato uno dei primi proprietari di media britannici ad adottare il formato Facebook, accanto alla BBC News, nella primavera del 2015. Il Guardian è stato tra i primi editori ad aderire all'applicazione Apple News da quando è stata rilasciata nel Regno Unito nel mese di ottobre 2015. Un portavoce del Guardian ha confermato la rimozione e ha rilasciato la seguente dichiarazione a Digiday: "Abbiamo condotto prove estese su Facebook Instant Articles e Apple News per valutare come si adattano ai nostri obiettivi editoriali e commerciali. Dopo aver valutato questi processi, abbiamo deciso di smettere di pubblicare in quei formati su entrambe le piattaforme. Il nostro obiettivo principale è quello di portare pubblico all'ambiente attendibile del Guardian per sostenere la costruzione di rapporti più profondi con i nostri lettori e la crescente partecipazione e contributi per finanziare il giornalismo".
digiday

Fake
Il fondatore di Wikipedia lancia Wikitribune, un tentativo su vasta scala di combattere le fake news
Cose buone possono succedere quando i cittadini lavorano per cercare di risolvere un problema nel giornalismo. Allo stesso tempo, le indagini e le notizie fabbricate dai cittadini possono andare male senza sorveglianza - come quando, ad esempio, un gruppo di Redditors falsamente accusava qualcuno di essere il bomber di Boston Marathon. Un'investigazione assolutamente folle, con nessuno che lo sovrintende e lo pagherà probabilmente andrà da nessuna parte. Allo stesso tempo, la fiducia nei media è bassa e gli sforzi di controllo dei fatti si sono intrecciati con la politica partigiana. Quindi, cosa succederebbe se uniste il giornalismo professionale con il controllo delle cose da parte delle persone? Lunedi sera il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, ha lanciato Wikitribune, un sito indipendente (non affiliato con Wikipedia o la Fondazione Wikimedia) "che riunisce giornalisti e una comunità di volontari" in una combinazione che spera il Galles combatterà le novità false online - inizialmente in inglese. Poi in altre lingue.
niemanlab

Kit
Mojo. Strumenti essenziali per il mobile journalism
Più di tre miliardi di utenti di smartphone utilizzano più di sei milioni di app per caricare ogni 600 ore di video ogni minuto di video. Il giornalista Charles Feldman ha chiamato questo scenario uno "tsunami di informazioni". Qual è il giornalismo mobile o mojo? La tradizionale visione di mojo (mobile journalism) come processo di ripresa, editing, scrittura e pubblicazione di storie di video utilizzando uno smartphone è ciò che Glen Mulcahy, responsabile Innovations della rete irlandese RTE, chiama "la visione purista". Mulcahy crede che "il giornalismo mobile consente ai narratori individuali di usare la tecnologia dei consumatori che hanno a loro disposizione per creare la migliore storia visiva possibile ... "Se questa abilità include un insieme di abilità neo-giornalistiche per consentire al giornalista di utilizzare la tecnologia per aumentare il video girato, con diverse prospettive, una voce giornalistica e un montaggio, siamo d'accordo. In poche parole, Mojo è una combinazione di abilità e strumenti di narrazione utilizzati per catturare e trasformare bruti contenuti generati dall'utente (UGC user-generated content) in vere e proprie storie giornalistiche (UGS user-generated stories).
Un primo consiglio. Acquista uno smartphone con almeno una fotocamera da 12 megapixel. Quando una società di smartphone annuncia un sensore più grande, con più pixel, pensa all'aggiornamento.
gijn

Video
Quarto potere: un libro di Allotti sul giornalismo italiano
Nell'era della disinformazione e delle fake news il giornalismo potrebbe ancora avere un ruolo prezioso per la democrazia ma - dice Pierluigi Allotti, giornalista e docente all'università La Sapienza di Roma - quella dei giornali e dei giornalisti nell'italia contemporanea è anche una storia di luce e ombre ed è tutto da vedere se il giornalismo italiano saprà essere all'altezza. nonostante brillantissime eccezioni, la vicenda dell'informazione in italia è stata spesso, troppo spesso, una storia di subalternità o addirittura di collusione col potere.
Nel suo ultimo libro, "Quarto potere. Giornalismo e giornalisti nell'italia contemporanea" (Carocci editore) Allotti ricostruisce le diverse fasi dell'avventura dei giornali dall'unità d'italia sino ai tardi anni novanta, quando con l'avvento del web si apre una pagina nuova. E Allotti - da studioso di storia contemporanea e giornalista - non si nasconde: il titolo, dice ad askanews - forse è addirittura troppo ottimista e a quel "quarto potere" si "sarebbe forse potuto aggiungere un punto interrogativo".
ilsole24ore
Extra - The Future of Truth: Journalism youtube