Heygiò #38 - Siamo accidiosi?

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  1. Giovanna Botteri, polemiche e giornalismo
  2. «Facebook non rimuove i contenuti di matrice terroristica e porno»: dopo YouTube, il Times inchioda Zuck
  3. Thompson: Come si salva, se si salva, il giornalismo
  4. Mojo, dove va il giornalismo ai tempi del telefonino
  5. I vincitori dei Premi Pulitzer 2017
  6. (Video) Omaggio ai 20 anni di Report

Ma forse il più serio rischio etico che corre il giornalista moderno è il peccato che i teologi medievali chiamavano accidia. Nella pratica giornalistica, l’accidia porta un cronista a distorcere oltremodo la realtà fino a quando sembra vagamente una delle narrazioni del suo repertorio limitato, e a esagerare e demonizzare non tanto per cattiveria ma perché anche questa è una procedura standard, ciò di cui “ha bisogno” la storia, e in fin dei conti quello che il direttore e, chissà, forse anche i lettori ormai si aspettano.
— Mark Thompson, NYTimes

Heygiò
Stipendi, libertà e linee editoriali
Partiamo dagli inviati esteri. In questi giorni sta manifestandosi una situazione di aperta critica (che dal mio punto di vista dovrebbe sempre essere costruttiva, si intende) nei confronti della Rai. Specificamente nei confronti di una inviata, Giovanna Botteri, che da 10 anni riporta le informazioni sul mondo americano a noi italiani. Vi sono due critiche principali (senza contare le derivazioni più o meno basate su fatti): il primo è lo stipendio (in un momento di magra per le testate di news) a detta di molte testate giornalistiche (dal Giornale al Fatto quotidiano, passando per tutti gli altri; come dire, un’opinione diffusa) non proprio economico. Stando ai dati della Rai nel 2015 superiore ai 200.000 euro lordi, allo stato attuale inferiore ai 200.000 euro dove non viene specificata l’esatta cifra. La seconda critica è la sua faziosità nel riportare le informazioni, specialmente ora che Trump è stato eletto presidente. (…) Per fare luce sulla cosa ho contattato Jeffrey Galvin, portavoce dell’ambasciata degli Stati Uniti a Roma. La sua posizione è la seguente: “Stiamo osservando una crescente attenzione nei media italiani per il diffuso fenomeno delle fake news e la carenza di fact check. Come nazione che riconosce grande libertà ai media nazionali e stranieri siamo molto attenti alla qualità delle informazioni. Come nazione che rispetta la libertà di espressione e la libertà di stampa l’ambasciata non commenta la linea editoriale o le politiche di uno specifico media.”
ilsole24ore

Social
«Facebook non rimuove i contenuti di matrice terroristica e porno»: dopo YouTube, il Times inchioda Zuck
La testata è giunta alla conclusione dopo aver creato un profilo ad hoc sul social network. Nei panni di un finto professionista dell’It 30enne, il giornalista che ha condotto l’inchiesta ha chiesto l’amicizia a più di cento sostenitori di Isis ed è entrato in gruppi che condividono scatti e video osceni e violenti. Imbattutosi in numerosi contenuti sgradevoli, ne ha chiesto la rimozione con i sistemi di segnalazione appositi. Facebook ha accolto la richiesta solo in alcuni casi, lasciando online messaggi che elogiavano gli attacchi Isis «da Londra alla Cecenia alla Russia e al Bangladesh in meno di 48 ore» e promettevano di portare la guerra «nel cuore delle vostre case». Solo su successiva richiesta del Times, questa volta nei suoi panni reali, Meno Park è intervenuto ulteriormente. «Ci dispiace molto per l’accaduto, possiamo fare meglio e continueremo a lavorare sodo», ha poi dichiarato il vice presidente delle Operations Justin Osofsky.
corriere

People
Thompson: Come si salva, se si salva, il giornalismo
Nei giorni scorsi è stato in Italia Mark Thompson, oggi amministratore delegato del New York Times dopo essere stato direttore generale della BBC, per presentare il suo libro pubblicato da Feltrinelli La fine del dibattito pubblico. Il saggio di Thompson – che ha 60 anni ed è nato a Londra – è dedicato ai cambiamenti nel linguaggio della politica e nei linguaggi pubblici in generale, e come questi siano sintomo ma anche fattore dei guai correnti delle democrazie occidentali. A un certo punto Thompson si dedica anche a spiegare cosa sia successo nell’abbassamento della qualità dell’informazione da parte dei news media, e a immaginare le possibili prospettive di quella qualità e dei suoi modelli di sostenibilità economica. Tutti temi attualissimi e familiari a chi lavora nel giornalismo e nell’informazione, tradizionale e digitale. 
(...) I facili profitti di un tempo hanno fatto sorgere nelle imprese dei media un diffuso compiacimento riguardo la qualità. Ognuno a suo modo, i giornali e le reti televisive godevano di un accesso privilegiato agli utenti e potevano di conseguenza far pagare profumatamente agli inserzionisti il privilegio di piazzare i loro messaggi. La pubblicità ad ampio margine di profitto è diventata la più grossa fonte di guadagni. In senso economico, i veri clienti erano le agenzie pubblicitarie, mentre i lettori e gli spettatori erano solo un mezzo verso un fine. In tante redazioni il risultato è stato un cinismo che talvolta rasentava il disprezzo.
ilpost.it

Tech
Mojo, dove va il giornalismo ai tempi del telefonino
Il giornalismo scoppia di salute perché la convergenza dei media verso il linguaggio visuale risponde a una tendenza che va verso infinito. Si tratta della sempre crescente necessità di contenuti video che i miliardi di siti e i milioni di canali televisivi sulle più diverse piattaforme stanno mostrando. Qualche dato: agli inizi degli anni ’70, negli Usa, i broadcaster nazionali erano 3 con una capacità di 64 mila ore di contenuti; con l’avvento della tv via cavo e le televisioni commerciali di massa, i canali sono diventati 500 e le ore di contenuti 4,5 milioni. Con l’arrivo della fibra ottica e la fusione tv-internet i canali sono diventati 2000 (di caratura nazionale), ma sfiorano i 2 milioni quelli locali con diffusione ovunque. Mettiamo vicino YouTube: 56 miliardi di video nel 2012, 30 miliardi di ore.
wired

Giornalisti
I Premi Pulitzer 2017
I premi Pulitzer assegnati lunedì riguardano, tra gli altri argomenti, le elezioni presidenziali, un incendio fatale a Oakland, in California, e tentativi da parte del governo russo di affermare il potere.  Il New York Daily News e ProPublica hanno vinto il premio di servizio pubblico per una serie di articoli su abusi del Dipartimento di Polizia di New York nel costringere la gente fuori di casa nel corso presunte attività illecite.  Il New York Times ha vinto tre premi, il massimo per qualsiasi testata giornalistica. Colson Whitehead e Lynn Nottage sono stati tra i vincitori delle categorie artistiche.
nytimes

(Video) Fake news, non è questo il problema
Non penso che le fake news siano il vero problema, penso che il grande problema sia produrre giornalismo leale e affidabile. Sono sicuro che quando più piattaforme e network pubblicitari si schiereranno con il giornalismo leale e più affidabile scalzeranno le notizie false. Craig Newmark, fondatore di Craiglist e della Craig Newmark Foundation, ospite del Festival Internazionale del Giornalismo di Peugia ha parlato di fake news, credibilità e futuro professione.
youtube
Extra - (Video) Omaggio ai 20 anni di Report - youtube