Issue #36

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  1. Precarizzazione, gender gap e barriere all’ingresso per i più giovani: il giornalismo italiano scivola in basso
  2. Fake news, disinformazione, cattivo giornalismo. Imparare a informarsi sin da piccoli
  3. Quale futuro per il giornalismo italiano?
  4. Le piattaforme digitali stanno riprogettando il giornalismo
  5. Messico, silenzio forzato
  6. (Video) Notizie, market sentiment e giornalisti. Chi influenza chi?

 


Sono i mercati a influenzare i giornalisti, non viceversa.
— Diego Garcia

Heygio
Precarizzazione, gender gap e barriere all’ingresso per i più giovani: il giornalismo italiano scivola in basso
Scivolamento della professione verso la precarizzazione, gender gap e barriere all’ingresso per le nuove generazioni: queste alcune tra le principali criticità che emergono dall’Osservatorio sul giornalismo, lo specifico approfondimento sullo “stato di salute” del giornalismo in Italia, realizzato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom). Partendo dal profilo socio-demografico dei giornalisti intervistati (2.439), il rapporto, giunto alla sua seconda edizione, fotografa ogni componente della professione giornalistica in Italia, approfondendo una serie di tematiche legate alla condizione professionale e all’evoluzione della professione, alle nuove competenze digitali e alle principali criticità riscontrate nello svolgimento dell’attività. «La prima spinta di chi sceglie di raccontare agli altri la realtà è sicuramente la passione, ma anche la più virtuosa delle attività lavorative necessita di retribuzioni che possano garantire una vita decorosa - ha affermato il presidente del Senato, Pietro Grasso, nel corso della presentazione del rapporto in Senato. Il 40% degli oltre 35.000 giornalisti attivi in Italia, per lo più under 35, produce annualmente un reddito inferiore ai 5000 euro: se si guadagna così poco significa che il tema della precarizzazione e della dignità di questa professione impone riflessioni e azioni non più procrastinabili».
giornalistitalia.t
(Extra agcom.it/osservatorio-giornalismo)

Fake
Fake news, disinformazione, cattivo giornalismo. Imparare a informarsi sin da piccoli
È utile specificare che le fake news non sono un fenomeno nato oggi né sono un trabocchetto inventato con i social media. Nelle epoche passate le abbiamo classificate sotto la voce “propaganda”, spiega Rouala Khalaf sul Financial Times. Con l’era digitale si è ampliato il raggio della loro diffusione: possono raggiungerci con molta facilità fin dentro casa nostra e intrufolarsi nella nostra vita quotidiana, contribuendo a generare confusione sui fatti e sulle idee che ci facciamo su quanto accade intorno a noi. Si tratta di una questione complessa che va oltre la natura delle notizie (vere o false) e chiama in causa la qualità del giornalismo (online e offline) e l’intero ecosistema informativo. Al riguardo, in un recente articolo su First Draft, Claire Wardle ha evidenziato sette modi di fare disinformazione per arrivare a conoscere la grammatica delle fake news, avere gli strumenti per poter interpretare quel che leggiamo e osserviamo e conoscere meglio come i contenuti vengono disseminati (e con quali motivazioni) in un ambiente informativo sempre più complesso. I giornali stranieri e italiani stanno portando avanti alcuni progetti di educazione all’informazione.
valigiablu.it

People
Quale futuro per il giornalismo italiano?
Pier Luca Santoro è uno dei fondatori di Data Media Hub, una piattaforma di infografiche e analisi interessanti sul giornalismo e i media italiani.
“Secondo l’ultimo rapporto sul giornalismo in Italia pubblicato a febbraio 2017, continua ad approfondirsi la crisi della professione giornalistica, con la crescita intensa del lavoro autonomo sottopagato, diventato una grande sacca di precariato, come dimostra fra l’ altro il fatto che il reddito medio dei giornalisti dipendenti è superiore di 5,4 volte a quello della ‘’libera professione’’ [60.736 euro lordi annui contro 11.241] e il fatto che più di 8 lavoratori autonomi su dieci [l’ 82,7%] dichiarano redditi inferiori a 10.000 euro all’anno. A leggere i bilanci 2016 di alcuni dei principali gruppi editoriali le previsioni per il prossimo triennio sono ancora incentrate più sul taglio di costi, anche del personale, che non sullo sviluppo. In uno scenario come questo è molto difficile precedere un’inversione di tendenza”.
medium.com

Analisi
Le piattaforme digitali stanno riprogettando il giornalismo
Gli editori stanno continuando a distribuire il loro giornalismo sulle piattaforme di terze parti, pur senza alcuna garanzia di rendimento costante dell'investimento. L’editoria non è più l'attività principale di alcune organizzazioni giornalistiche. Questa tendenza continuerà con le nuove aziende che rinunceranno alle più tradizionali funzioni di editori. Il rapporto che segue, che fa parte di uno studio in corso da parte del Tow Center for Digital Journalism at Columbia Journalism School, traccia la convergenza tra le aziende e la piattaforme del giornalismo. Nell'arco di 20 anni, il giornalismo ha vissuto tre cambiamenti significativi nei modelli di business e di distribuzione: il passaggio da analogico a digitale, l'ascesa del social web, e ora il dominio del mobile. Quest'ultima fase ha visto le grandi aziende di tecnologia dominano i mercati per l'attenzione e la pubblicità e ha costretto le organizzazioni di notizie a ripensare i loro processi e delle strutture. 
cjr.org

Mondo
Messico, silenzio forzato
#NoMasPeriodistasAsesinados "Mai Più Giornalisti Uccisi" è una protesta, l'ennesima, in Messico per i giornalisti assassinati Cecilio Pineda, Ricardo Monlui, Miroslava Breach: TRE in meno di un mese...
Secondo l'Ufficio del Procuratore per i crimini contro la libertà di espressione (FEADLE) in poco più di sei anni, dal luglio 2010 al dicembre 2016 sono stati registrati 31,798 attacchi contro i giornalisti. Delle 798 denunce, riportano esiti di successo una nel 2012 e due nel 2016: il 99,7% delle aggressioni non è stato condannato.
Delle 798 denunce di aggressioni contro i giornalisti, il FEADLE ha riferito che solo 107 hanno portato al presunto autore davanti ad un giudice. Cioè, il 13% dei casi,il resto rimane impunito.
agoravox.it

(Video) Notizie, market sentiment e giornalisti. Chi influenza chi?
Mercati, bolle speculative, crisi e comportamenti irrazionali. Mario Noera della Bocconi spiega che è abitudine considerare che gli investitori sui mercati azionari inseguono quello che luccica e che quindi misurare la loro attenzione significa anticiparne i comportamenti. Così le notizie e il modo di diffonderle paiono esercitare un’influenza molto grande sul mercato. Ma possono anche essere le quotazioni di mercato ad influenzare i giornali? Uno studioso americano, Diego Garcia, ha fatto un’indagine osservando i principali giornali economici Usa, New York Times e Wall Street Journal. Riclassificando il linguaggio e le parole chiave usate nonché le relazioni storiche tra eventi e notizie nel passato ha stabilito che sono in maniera evidente i mercati a influenzare i giornalisti e non viceversa. 
youtube.com
(extra - Angela Merkel a Erdogan: "Nessuno minacci il lavoro dei giornalisti" >)